L'Urlo di Sucania N. 6

 

L’urlo di Sucania

            Numero 6                                            15 Giugno/31 Agosto 2002

 

Ci dicono che la pace è un illusione, che le guerre sono giuste e le armi ci proteggono. Ma le bombe cadono sulle case e sugli ospedali. Ci dicono che la giustizia non serve e che la ricchezza dei ricchi sgocciolerà fino ai poveri. Ma miliardi di persone sono senza cibo, acqua, scuole e medicine. Ci dicono che la democrazia reale rallenta il progresso e che i padroni dell’economia possono non rispettare le leggi e non pagare le tasse. Ma gli Stati sono incapaci di garantire i diritti dei cittadini e i più forti schiacciano i più deboli. Ci dicono che la cultura è un lusso di pochi, che per essere felici basta pensare tutti allo stesso modo e mangiare tutti le stesse cose. Ma le civiltà sono annientate dalle nuove barbarie e la bellezza è soffocata dalla volgarità.

…… I sogni non si possono rubare

sono più tenaci delle violenze e delle falsità, infondono coraggio e indicano il cammino. Lavoreremo per la giustizia, condividendo i nostri beni, esigendo che i Governi ridistribuiscano ai molti la ricchezza dei pochi. Costruiremo alternative e sceglieremo la solidarietà. Terremo lo sguardo alto, rivolto ai cieli dell’utopia, camminando ogni giorno nella polvere della storia.

 

 

 

L’editoriale di Sucania

 

La stagione estiva è già cominciata, e come ogni anno tante delle cose che non ci piace fare ma che dobbiamo comunque fare, vengono lasciate a casa prima di partire in vacanza, dove sono complici il caldo ed i pomeriggi placidi passati su uno sdraio. Convinta che la passeggiata fino alla mia  bottega, per fare gli  acquisti dei vostri prodotti preferiti, per voi sia invece una delle attività che amate fare, mi spiace non potervi seguire fino in riva al mare con un punto vendita dei prodotti del commercio equo e solidale; sarà sicuramente più facile per voi trovare un angolo nella valigia in cui mettere una piccola scorta, anche perché come ogni anno, anche questo agosto chiuderò la mia bottega per un meritato riposo. Credo che anche io farò un viaggio, magari andrò a visitare i fratelli del sud del mondo, per portargli tutta la vostra solidarietà nella speranza di un mondo migliore. Non rimane quindi che augurarci delle buone vacanze, e darci appuntamento al prossimo settembre.

Bottega di Sucania

per la cooperazione internazionale

con i paesi in via di sviluppo

Corso Vittorio Emanuele 181

09123 CAGLIARI

070/654012

www.sucania.it

”””””””””””””””””””””””””””””””””””””

Pag 1 L’editoriale di Sucania  Pag 2 Extrabottega

 

Pag 3  Consigliati                    Pag 4 Filosofie di bottega

 

Pag 5 Filosofie di bottega       Pag 6 In breve

 

Pag 7 Non tutti sanno che       Pag 8 Cibi dell’altro mondo

 

 

 

Pagina 2                                                                      Extrabottega

 

“difendiamo la 185 dalla lobby delle armi”

fonte delle informazioni il sito www.vita.it

Con le rimostranze di pochi e isolati parlamentari, si è concluso alla Camera l'esame del Disegno di Legge n. 1927 che, se approvato, porterà gravi modifiche alla legge 185/'90 sul controllo del commercio delle armi. Il Disegno di legge intenderebbe "facilitare la ristrutturazione e le attività dell'industria europea per la difesa" secondo le direttive di un "accordo-quadro" sottoscritto a Farnborough il 27 luglio 2000 dai ministri della difesa di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Svezia. La modifica che più ha fatto discutere è stata quella da apportare all’articolo 13 che recita “1. Il Ministro degli affari esteri, sentito il Comitato di cui all’art. 7, autorizza, di concerto con il Ministro delle finanze, l’esportazione e l’importazione, definitive o temporanee, ed il transito dei materiali di armamento, nonchè la cessione all’estero delle licenze industriali di produzione dello stesso materiale e la riesportazione da parte dei Paesi importatori. L’eventuale rifiuto dell’autorizzazione dovrà essere motivato”. Il Disegno di Legge n. 1927 all’articolo 8 dispone che “al comma 1 dell'articolo 13 della legge 9 luglio 1990, n. 185, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: L'autorizzazione può assumere anche la forma di licenza globale di progetto, rilasciata a singolo operatore, quando riguarda esportazioni, importazioni o transiti di materiali di armamento da effettuare nel quadro di programmi congiunti intergovernativi o industriali di ricerca, sviluppo, produzione di materiali di armamento svolti con imprese di Paesi membri dell'UE o della NATO con i quali l'Italia abbia sottoscritto specifici accordi che garantiscano, in materia di trasferimento e di esportazione di materiali di armamento, il controllo delle operazioni secondo i principi ispiratori della presente legge.

Con la stessa licenza globale di progetto può, inoltre, essere autorizzata la fornitura di materiali di armamento, sviluppati e/o prodotti sulla base di programmi congiunti, ai suddetti Paesi per uso militare nazionale". Con tale modifica verrebbe appunto introdotta  la "licenza globale di progetto" che esclude la vendita di armi dal controllo parlamentare e della società civile, adeguando l'Italia alle normative di Paesi più permissivi in materia di commercio d'armi. Immediatamente si sono mobilitate tutte le maggiori associazioni di volontariato, organizzando una raccolta di firme contro la modifica della 185/90; anche in bottega ne sono state raccolte ben 180. Dietro la pressione popolare, il governo ha inizialmente spostato la discussione sull’approvazione dal 20 di maggio ad uno dei giorni tra i 18 ed il 20 giugno, tra provvedimenti importanti, tanto da dubitare che in quelle date riusciranno a discuterne. Ci spiace quindi non potervi dare il responso, ma potete trovare tutti gli aggiornamenti nel sito http://www.vita.it/, nelle pagine dedicate alla campagna, anche se crediamo di non doverci preoccupare più di tanto,  infatti la Costituzione della Repubblica Italiana recita all’art. 11 che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” A dare manforte all’articolo 11, arriva anche l’art. 41 che recita “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività econo­mica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

 

 
Consigliati                                                                      Pagina 3

 

I gruppi di acquisto solidali

 

I gruppi di acquisto sono formati da un gruppo di persone che decidono di acquistare assieme prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, cui viene chiesto solitamente il rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che, a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo. Ogni GAS nasce con motivazioni diverse, spesso però alla base vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di una alternativa praticabile da subito. Il gruppo aiuta ad acquistare risparmiando, dividendo il lavoro per l’acquisto dei prodotti scelti, senza sentirsi soli nella propria critica al consumismo, scambiando esperienze ed appoggio,  verificando le scelte. L’idea della Bottega di Sucania è nata da un GAS; infatti i fondatori della Bottega, inizialmente, formavano un gruppo di acquisto dei prodotti del commercio equo e solidale, ed attualmente ad Iglesias, data la distanza dalla Cagliari che renderebbe gli acquisti in bottega antieconomici, esiste un gruppo di acquisto dei prodotti del commercio equo e solidale, in attesa che nasca in zona una  bottega del mondo. I GAS attualmente più diffusi sono comunque quelli presso cui è possibile acquistare prodotti biologici, caseari nonché pollame e derivati. Per istituire un GAS, bisogna innanzitutto trovare un numero di persone e/o nuclei familiari con le stesse nostre esigenze negli acquisti.

Il numero sufficiente è di almeno sei persone, ma più questo cresce, minori sono i compiti da sostenere. Trovate queste, e chiariti i parametri di ricerca, bisogna scegliere tra i produttori disponibili sul mercato che diano le garanzie richieste dal gruppo. Nella ricerca dei prodotti biologici o ecologici è un parametro ricercato il rispetto dell’uomo, delle condizioni di lavoro e dell’ambiente; per questo i prodotti vengono solitamente acquistati dai piccoli produttori locali che riescono a soddisfare questi parametri. Una garanzia richiesta dal produttore, è l’acquisto di un quantitativo minimo di prodotti, al di sotto del quale, solitamente, non vengono fatte le consegne. Questo non deve comunque spaventarci, perché la cifra minima di acquisto si aggira solitamente introno ai 25 euro, somma che viene facilmente raggiunta. Sarà cura di un componente del GAS raccogliere gli ordini tra chi aderisce, compito che può esser svolto a turno, per poi inoltrarli al produttore, solitamente sempre nello stesso giorno della settimana. Garanzia che va invece richiesta al produttore, è la puntualità nelle consegne. Infatti i prodotti verranno portati in un luogo convenuto precedentemente, che può essere la casa di uno dei componenti del GAS o altro luogo. Il trasporto a cura del produttore, aiuta a ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia. La merce arriva solitamente già divisa per persona, questo faciliterà, il compito di distribuzione dei prodotti tra i componenti del GAS. Questo è quello che di massima bisogna conoscere prima di istituire un GAS, anche se è preferibile inizialmente appoggiarsi ad uno già esistente.

 

 

 

Pagina 4                                                           Filosofie di bottega

Invito alla sobrietà

A cura di Rosa Nuzzi

Se cerchiamo sul dizionario la parola “sobrietà” troviamo come sinonimo “misura, moderazione”. Aderire a questo nuovo (per questi tempi) stile di vita, significa abbandonare il superfluo, l’eccesso, la smoderazione e quindi anche l’infelicità che lo stile del consumismo, nostro malgrado, ci ha costretti ad assumere, e andare alla ricerca dell’essenziale, della semplicità e intensità di tutto ciò che ci rende veramente felici. Ci siamo adagiati nell’abbondanza e l’idea di essere meno ricchi ci spaventa, immaginiamo privazioni e sofferenza e ci rifugiamo in questa “isola del più” non curandoci del fatto che quest’isola è popolata da mostri come la guerra, l’ingiustizia e il degrado ambientale. L’economia mondiale, così come è strutturata oggi, ci ha convinti che “più abbiamo”, “più siamo” ed ecco che ci affanniamo ogni giorno con lavoro, lavoro straordinario, a volte anche secondo lavoro per avere i mezzi per soddisfare i nostri desideri materiali che essendo tali, ci lasciano sempre e comunque un senso di insoddisfazione, perché esaudito un desiderio, eccone apparire un altro, e così via come in un pozzo senza fine. Se riflettessimo un momento sul fatto che questo stile di consumismo, per permettere a noi abitanti del “nord del mondo (20% della popolazione mondiale) di avere “tutto e anche di più”, ha ridotto alla fame o alla povertà  assoluta (vivere con un dollaro al giorno) o alla povertà (non avere la garanzia di mangiare tutti i giorni oltre a nessun altro mezzo materiale) la restante parte della popolazione mondiale (80%); Se riflettessimo un momento sul fatto  che per avere questo “tutto e anche di più”  rastrelliamo a livello planetario,  i 2/3 dei metalli (alluminio, rame piombo), bruciamo il 70% dell’energia e mangiamo il 60% di ciò che si produce nel mondo, costringendo il nostro pianeta la terra (il nostro “bene comune”) a fare i salti mortali per riuscire a metabolizzare rifiuti (di ogni genere) e rigenerare i sistemi naturali che noi stiamo indebolendo; Se pensassimo per un attimo che se noi, il 20% della popolazione mondiale, consumasse di meno, il  restante 80% potrebbe tornare a sperare; Perché non scegliere per la vita, per la giustizia e per il bene comune? Perché non scegliere per la sobrietà (la rivoluzione della sufficienza) e cercare i veri beni quelli immateriali che ci renderebbero veramente felici. Per cominciare proviamo a dare spazio al dialogo, all’amicizia, alla riflessione, alla meditazione perché è dimostrato che il consumo è diventato una forma di compensazione della nostra insicurezza e della nostra insoddisfazione affettiva, umana, sociale e spirituale. E’ possibile vivere bene pur disponendo di meno, basta affrontare la vita con un altro spirito e ridare agli oggetti il loro giusto valore. Il consumismo è l’elemento dominante di questa società e non è un fatto privato è un fatto che riguarda tutta l’umanità; noi come consumatori di beni e servizi siamo responsabili di questi squilibri, perché non ci sforziamo di diventare almeno “consumatori critici”? Prima di acquistare i prodotti poniamoci delle domande e premiamo le imprese che si comportano meglio nel rispettare l’ambiente (l’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti avvelenano le falde acquifere, fiumi e terreni, i gas prodotti da industrie e centrali responsabili del buco dell’ozono), che hanno un occhio di riguardo verso i lavoratori del Sud del mondo fornendo loro una paga dignitosa (vedi sfruttamento di manodopera a basso costo e lavoro minorile) e boicottiamo le altre. Preferiamo prodotti di agricoltura biologica, locale e di stagione; riduciamo piatti e bicchieri usa e getta; preferiamo quei prodotti che contengono meno imballaggio; acquistiamo i detersivi bio-eco-naturali; chiediamo meno sacchetti di plastica cercando di riusare quelli che abbiamo il più possibile; usiamo di più i mezzi pubblici, la bicicletta o andiamo a piedi evitando il consumo della benzina; consumiamo più legumi al posto della carne (vedi condizioni spregevoli di allevamenti e sperimentazioni su di essi dei prodotti); … Insomma spostiamo i nostri consumi seguendo un criterio etico (scegliendo per esempio i prodotti del “commercio equo e solidale” permettendo così lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo) ed ecologico. Non solo possiamo diventare “consumatori critici”, ma anche “consumatori leggeri” chiedendoci quali bisogni sono veramente necessari e importanti e abbandonando il superfluo e gli sprechi. Vivere in maniera sobria ti porta ad avere meno beni materiali, meno dipendenza da essi, meno reddito, meno consumo di risorse, meno spreco, meno rifiuti, meno sfruttamento…per avere più tempo, più relazioni, più attività sociali, più silenzio, più lentezza, più spiritualità…più qualità della vita.                      

 

 

                                                                                          Pagina 5

L’acqua

 

Tra il 1950 e il 1990 l'uso mondiale di acqua è triplicato e si è stimato che nel 1996 stavamo usando più della metà delle acque superficiali disponibili. L’acqua è un elemento naturale che svolge un ruolo di vitale importanza in quanto in sua assenza non è possibile alcuna forma di vita. Viene utilizzata dalle piante, che hanno un contenuto d'acqua oscillante fra il 60 ed il 90% in funzione della specie e della stagione, e da essa dipende la capacità delle piante a produrre ogni anno nuova massa vegetale. Non per caso le più elevate produzioni annue di massa vegetale si registrano nelle regioni tropicali dove si hanno elevatissime piovosità. L'acqua ha fondamentale importanza anche negli animali, uomo compreso, poiché è coinvolta in tutti i processi biologici. Nell'uomo tale percentuale oscilla fra 65 e 75. L 'importanza dell'acqua e di una sua pronta e ampia disponibilità generalmente si apprezza pienamente solo nel caso di sua assenza o carenza. Non a caso che il problema degli sprechi di acqua è tipico delle aree dove l'acqua è un bene di facile accesso. In un paese desertico nessuno si permette di sprecare acqua per pigrizia. La dotazione di acqua per persona per giorno è di oltre 1000 litri negli U.S.A., di circa 300 in Europa occidentale, di 100 in alcuni paesi nordafricani, asiatici e sudamericani, di appena 20 litri in alcuni paesi africani ed asiatici. In un recente rapporto della FAO è stato evidenziato come 15.000 metri cubi di acqua siano sufficienti ad irrigare per un anno un ettaro di coltivazione di riso, oppure a soddisfare le necessità per tre anni di 100 nomadi in possesso di 450 capi di bestiame o di 100 nuclei rurali per quattro anni di usi domestici o di 100 famiglie urbane per due anni, oppure ad "accontentare" 100 ospiti di un albergo di lusso per soli 55 giorni. Ciò evidenzia la relatività del concetto di fabbisogno idrico. in funzione degli stili di vita e della ricchezza locali.

In Italia, accanto alle perdite degli acquedotti, in parte tecnicamente inevitabili ma oggi spesso ingiustificate e frutto di cattiva manutenzione delle reti idriche, numerosi e forti sono gli sprechi casalinghi, facilmente eliminabili con un poco di attenzione. L'impiego igienico-sanitario dell'acqua è la più importante fonte di sprechi. Da recenti statistiche, gli scarichi dei WC rappresentano il 28% dei consumi d'acqua domestici italiani e il 16% dei consumi totali. Ogni volta che si ricorre allo sciacquone si scaricano in fogna dai 10 ai 15 litri d'acqua che il più delle volte vanno a diluire pochi decilitri di urina. Lo spreco è ancora più grave se si pensa che si tratta sempre di acqua potabile. In molti casi, i più numerosi, si potrebbe far ricorso all'acqua contenuta in una bacinella, ancor più pratico uno sciacquone a due scomparti, da utilizzare ciascuno in funzione della necessità. Per fare un bagno in genere occorrono anche più di 100 litri di acqua. Utilizzando la doccia è possibile un elevato risparmio (superiore al 50%) di acqua e di energia. Sprechi tipici si hanno durante il lavaggio dei denti o quando ci si rade la barba. In tal caso sarebbe sufficiente avere l'accortezza di aprire il rubinetto solo quando necessario. Il ricorso a rubinetti dotati di aeratori rompigetto può inoltre permettere risparmi tra il 15 e il 50% dei consumi. Le lavatrici e le lavastoviglie consumano molta acqua,  è bene sceglierli in funzione dei consumi idrici oltre a quelli energetici. Al riguardo l'ENEA ha svolto appositi studi, disponibili su richiesta. In ogni caso l'utilizzo a pieno carico è sempre un ottimo accorgimento. Anche per innaffiare piante o giardini è bene evitare l'uso di acqua potabile e pulita. L’acqua è un bene di tutta l’umanità,  rispettiamola, ed evitiamo di sprecarla.-

 

 


     Non tutti sanno che                                                    Pagina 7

 

Il boicottaggio secondo la legge

Fonte delle informazioni il libro “manuale per un consumo responsabile”, approfondimenti dal sito www.manitese.it ed il Codice Penale

 

In Italia il legislatore si è occupato del boicottaggio in epoca fascista considerandolo un  reato, ma per come è congegnata la legge, è improbabile che qualcuno possa venire condannato. In effetti se analizziamo gli articoli del Codice Penale che si occupano di boicottaggio ci rendiamo conto che l’intento del legislatore fascista non era di punire i consumatori, ma i lavoratori e gli oppositori al regime che potevano utilizzare il boicottaggio come mezzo di lotta sindacale. In effetti, l'art. 507 del Codice Penale, in relazione al reato di boicottaggio, recita: "Chiunque, per uno degli scopi indicati negli art. 502, 503, 504 e 505, mediante propaganda o valendosi della forza ed autorità di partiti, leghe o associazioni, induce una o più persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli o industriali, è punito con la reclusione fino a tre anni". Premesso che la Corte costituzionale è già intervenuta con una sentenza che invalida in parte questo articolo, è da sottolineare che il boicottaggio è considerato reato solo se organizzato per gli scopi degli articoli 502, 503, 504 e 505 del Codice Penale. Questi articoli si occupano di sciopero, infatti, ognuno degli articoli in questione proibisce e punisce lo sciopero per motivo determinato. L’art. 502 per scopi contrattuali, ma la Corte Costituzionale con la sentenza 29 del 4 maggio 1960 lo ha abrogato. L'art.503 prevedeva i reati di serrata e sciopero commessi per fine politico; la Corte Costituzionale con sentenza n.290/1074 ha però ridotto la portata della norma richiamata dall'articolo in esame, dichiarandone l'illegittimità "nella

 

parte in cui punisce anche lo sciopero politico, che non sia diretto a sovvertire l'ordinamento costituzionale, ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare". L'art.505 richiamato, invece, prevede i delitti di sciopero o serrata a scopo di solidarietà o di protesta, però la Corte Costituzionale, con sentenza n.123/1962, ha escluso l'illegittimità dello sciopero compiuto per solidarietà con altri lavoratori, anche in questo caso parrebbe che la norma sul boicottaggio abbia subito un indiretto ridimensionamento, la portata del quale, comunque, non è stata ancora accertata per via giurisprudenziale. Si tratta comunque di articoli repressivi, che per fortuna sono oggi di difficile applicazione, perché contrastano con i diritti democratici della costituzione. Dunque la legislazione italiana sul boicottaggio appare come una casa diroccata che nessuno può utilizzare, non a caso fino ad ora nessuna impresa boicottata ha fatto ricorso. Fra tutte queste macerie, la Corte costituzionale  con la sentenza 290/74 ha affermato che il boicottaggio è punibile quando è “diretto a sovvertire l’ordine costituzionale ovvero a impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare”. Si esclude perciò che possa assumere rilevanza il boicottaggio agito nei confronti di aziende, ammenochè non si tratti di aziende o istituzioni statali. Ma ciò non rientra fra gli scopi dei consumatori critici!

 

 

Pagina 8                                                           Cibi dell’altro mondo

 

Il ron

 

 

In certi momenti, è piacevole sentire l’alcool che ci infiamma il palato e poi scende per la gola, lasciando una scia di fuoco dietro di sé. In altri momenti è bello guardare il colore di ciò che si ha davanti, annusarne il suo aroma per richiamare alla memoria momenti e sensazioni del passato o per provarne di nuove ed alla fine legare queste sensazioni con il gusto forte o lieve di ciò che stiamo bevendo. Un’ottima bevanda che si presta a farsi corteggiare in questa maniera è quella che richiama alla memoria storie leggendarie di pirati ed isole del tesoro, uomini più o meno affascinanti, con qualche occhio o gamba in meno di quelle che ci sono state donate, che vivevano per correre dietro a tesori localizzati da improbabili mappe del tesoro, per abbordare le navi che capitano sotto mano, per far baldoria nella loro isoletta privata con donne e fiumi di rum. Questo particolare liquore ha nomi diversi secondo la lingua di riferimento: in francese rhum; clarin ad Haiti, ; nelle Antille lo chiamano tafia; nelle isole caraibiche lo chiamano guarano o guildive; mentre nell'america del sud lo chiamano aguardiente de cana ma a noi piace chiamarlo in spagnolo, ossia ron. Anche il sapore cambia secondo la sua nazionalità: Il cubano è prevalentemente secco ed alle volte aromatizzato durante la distillazione con vaniglia, sherry, uva passa o maracuja; Il giamaicano è forte, pungenti e caratterizzati da lunghi tempi di fermentazione; quelli della Repubblica Dominicana e delle Antille Francesi (Martinica, Guadalupa), venendo da una zona eletta per i ron agricoli, è un buon ron da meditazione; i sud americani (Venezuela,guyana Britannica) fatti con la canna da zucchero "demerara" sono caratterizzati da sapori particolarmente morbidi; i Portoricani sono delicati e leggeri. Secondo gli intenditori, non c’è altro ron che quello cubano, tutti gli altri ron sono delle imitazioni che, pur si avvicinandosi agli originali, restano tali.

 

A Cuba, le condizioni ambientali e naturali producono la migliore canna da zucchero, esperienza, cura, invecchiamento ed i segreti centenari dei maestri "roneros” infondono al ron una ricchezza aromatica incomparabile. Il Ron di oggi è il risultato del perfezionamento, occorso nei secoli, all’originale tafai che gli schiavi africani, impiegati dall’impero coloniale spagnolo, nelle enormi piantagioni, elaboravano a partire dal guarapo (il succo della canna da zucchero). Una bevanda dal sapore aspro e forte che, in compenso, alleviava il duro lavoro. I pirati, che all’epoca infestavano le acque dei Caraibi, immediatamente divennero amatori gusto del primordiale Ron. I maestri "roneros", nel corso di ben 5 secoli, con continue migliorie, e con segreti tramandati di padre in figlio, agli albori del ‘800, giungevano ad una nuova qualità, in grado di soddisfare anche i palati delle classi più alte dell’impero coloniale spagnolo Alcuni ron sono ottenuti dalla spremitura della canna (è usanza per tradizione dare fuoco alla piantagione per poi raccogliere le canne che si impregnano così di quel particolare sentore che alcuni ron ricevono solo dopo un buon invecchiamento e che viene chiamato "il profumo del fuoco"), mentre altri derivano dalla melassa della canna, cioè dal residuo della sua lavorazione. Si dice che proprio quest'ultimo tipo di lavorazione fu quello usato nel diciassettesimo secolo dal frate domenicano Jean Baptiste Lebat quando ebbe l'idea di recuperare la melassa facendola fermentare e distillare, dando così vita al primo ron. Il succo di canna o la melassa sono quindi fatti fermentare e poi, eliminata la testa e la coda, il cuore del distillato verrà destinato al consumo o all'invecchiamento: esso, in origine, è un distillato incolore che assume aroma ed una particolare luce solo con l'invecchiamento, che può durare fino a vent'anni. Presso le botteghe del mondo è in vendita un ron di ottima qualità, il ron "Liberacion", importato dalla CTM Altromercato direttamente da Cuba, sia del tipo ambrato (invecchiato 3 anni) che scuro (invecchiato 7 anni).