L’urlo di Sucania
Numero
5
Maggio/Giugno 2002
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L’editoriale di Sucania
E’ un segno
del nostro tempo, ma è ormai davanti a tutti il moltiplicarsi
degli iperluoghi, quelli cioè incriminati di essere i colpevoli
della fine della nostra microeconomia! Lo ha ribadito Marco Ravelli
all’assemblea nazionale di Rete Lilliput nell’ottobre del 2000
dicendo “ Gli iperluoghi
non sono i luoghi della convivenza: sono i luoghi dell’attraversamento
del passaggio, sono le stazioni, aeroporti, i supermercati, i
Mc donalds” ed anche
i centri commerciali ed i multisala “sono spazzi lavorati esclusivamente dalle merci, dove gli individui
si incrociano come consumatori, ma non si incontrano e non comunicano,
sono i luoghi della solitudine, sono i luoghi dell’impoverimento,
i luoghi della caduta dove gli uomini non si conoscono più tra
di loro” (altreconomia n° 11 del Novembre 2000). Mi pare doveroso
riflettere su questo male del nostro tempo e fermarsi tra noi,
o per meglio dire, entrare nella mia bottega anche solo per curiosare
con tutta tranquillità. Ecco allora il modo di conoscersi, di
conoscere, di conversare, di capire, di sentirsi sereni e consapevoli
di partecipare e di conoscere qualcuno che è disponibile a comunicare
e a far capire l’importanza di un progetto che
in sintesi e la riscoperta della vera dimensione umana!
Entrate nella Bottega di Sucania, il luogo del vero rapporto tra
noi.
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Bottega di Sucania
per la cooperazione internazionale
con i paesi in via di sviluppo
Corso Vittorio Emanuele 181
09123 CAGLIARI
070/654012
www.sucania.it
”””””””””””””””””””””””””””””””””””””
Pag 1 L’editoriale
di Sucania Pag 2 Extrabottega
Pag 3 Consigliati Pag 4
Filosofie di bottega
Pag 5 Filosofie di bottega
Pag 6 In breve
Pag 7 Non tutti sanno che
Pag 8 Cibi dell’altro mondo
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ù
Pagina
2 Extrabottega
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Da qualche settimana
facciamo vedere le videocassette del primo “corso di cooperazione
allo sviluppo”, ecco le impressioni di uno dei partecipanti, nonché
promotore dell’iniziativa.
Ovviamente,
siete tutti invitati a vedere le cassette e discutere quanto viene
detto in esse.
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Ho conosciuto il “Commercio
Equo e Solidale” alcuni anni fa per caso. Mia madre, volontaria
AIFO, aveva ricevuto in regalo “Lettera a un consumatore del Nord”
del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e me ne aveva consigliato
la lettura. Mi è bastato leggere l’introduzione al libro, scritta
da Padre Alex Zanotelli, per capire l’importanza del materiale
che avevo in mano, la portata del messaggio che veniva trasmesso.
Sul momento ho pensato che la penna di quell’uomo fosse stata
guidata dallo Spirito Santo. Dopo il Vangelo quella brevissima
introduzione è stato lo scritto più toccante che abbia mai letto,
sicuramente quello che più di ogni altro ha tracciato un solco
duro e profondo nella mia coscienza; perché dure sono le parole
di Zanotelli: <<il sistema economico>> attuale <<è
responsabile di crimini ben maggiori di quelli perpetrati dai
nazisti…è l’olocausto degli “empobrecidos”>>. Per la prima
volta concetti come “Commercio Equo”, “Consumo critico”, “Boicotaggio”,
“Sobrietà” sono entrati in maniera forte nella mia esistenza;
qui è nata in me la convinzione, poi maturata e ampliata, che
questi concetti debbano entrare concretamente a far parte dello
stile di vita della nostra società, la società del “Nord”. Sono
stato e sono tuttora ottimista in tal senso; il terreno fertile
non manca: la sinistra, il mondo cattolico e chiunque metta l’amore
verso il prossimo al centro della propria esistenza. Un terreno
fertile in cui non si è ancora seminato perché grande è l’ignoranza
sul problema della globalizzazione a partire dalla massa (il sottoscritto
in primis) per arrivare ai vertici politici, religiosi e del volontariato
in genere. Occorre che facciamo della cultura, del sapere, dell’intelligenza
la nostra arma di lotta; non si può pretendere di convincere la
società del “Nord” a condurre un nuovo
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stile di vita se noi stessi non lo conduciamo, non
conosciamo approfonditamente gli ingiusti meccanismi economici
che ci coinvolgono, non conosciamo le armi giuste, efficaci, non violente per combattere e sconfiggere
le ingiustizie di questo mondo. Solo la cultura e un’azione coerente possono cambiare
le nostre coscienze e quelle di chi ci sta accanto. Ho parenti
e amici impegnati attivamente in politica qui a Cagliari. Nonostante
le tante delusioni credo ancora che la politica sia uno dei canali
privilegiati per un cambiamento: la parola di un politico importante
è più ascoltata e interiorizzata (ahimè!) di quella di una persona
comune. Ma per attivare la politica occorre attivare i vertici,
e per coinvolgere i vertici occorre coinvolgere la base dei loro
partiti (lo stesso discorso vale per l’ambito religioso e del
volontariato). Ecco perché ho proposto ad amici e parenti che
militano in partiti della sinistra
di approfondire meglio le nostre conoscenze sui problemi
dei paesi del sud del mondo con i loro compagni. Per questo mi
sono rivolto alla Bottega di Sucania; così da alcune settimane,
sotto la sapiente e preziosa guida di alcuni volontari, con un
gruppo nutrito di giovani (fra i quali alcuni iscritti dei Comunisti
Italiani e dei DS) guardiamo le cassette del primo “Corso di Cooperazione
allo sviluppo”, tenuto nel 1999 a Cagliari. Nella prima ora seguiamo
una videocassetta inerente a un tema specifico, quindi segue un’ora
di interessante dibattito e approfondimento tra di noi. L’esperienza
si sta mostrando entusiasmante: è un momento di grande apprendimento,
vivo confronto, crescita umana e spirituale, apertura mentale.
La nostra speranza è che questo sia solo il punto di partenza
per un lungo cammino che porti a coinvolgere un numero sempre
maggiore di persone, ad organizzare dibattiti, iniziative, incontri
su scala sempre più grande.
Grazie di cuore
Sucania!
Andrea
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Consigliati Pagina
3
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CoCoRiCò ed il libro
“Giusto Movimento”
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Il CoCoRiCò (COnsumatori COscienti
RIciclanti COmpatibili) è un gruppo spontaneo nato a Torino nel
1994 per aiutarsi a vivere e per diffondere comportamenti sostenibili
dal punto di vista sociale e ambientale. Dalle informazioni tratte
dal sito http://pages.inrete.it, condiviso con i GAS (gruppi di
Acquisto Solidali), tutto incominciò raccogliendo informazioni
sui comportamenti compatibili con l'umanità ed il pianeta. Questa
ricerca li ha portati alla realizzazione di una guida alle piccole
azioni per un mondo migliore, che hanno diffuso prima come fascicolo
autoprodotto ed è quindi cresciuta fino a diventare il libro Giusto
movimento pubblicato nel 1997. La guida è stata realizzata sulla
base dell'esperienza pratica di chi si chiede come adottare da
subito comportamenti compatibili con l'umanità ed il pianeta.
La sua struttura si articola in schede che presentano ognuna un
argomento o un comportamento specifico. Ogni scheda riporta inoltre
i recapiti di riferimento a livello nazionale e la bibliografia
di base sull'argomento (più di 50 titoli segnalati). Le schede
sono organizzate in quattro parti.
Nella prima parte si illustra brevemente la
situazione generale sociale ed ambientale, per comprendere in
che direzione muoversi e quali sono le motivazioni ed i problemi
di fondo.
Nella seconda parte si presentano i comportamenti
personali suddivisi nei diversi ambiti di attuazione: fare la
spesa, lavorare, abitare, utilizzare, risparmiare, muoversi, in
famiglia. Si danno in questo modo le indicazioni su cosa sono
e come si attuano il consumo critico, il boicottaggio,
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il commercio
equo e solidale, l'ecologia quotidiana, il risparmio etico, il
turismo responsabile, i bilanci di giustizia e tutti i comportamenti
che costituiscono i nuovi stili di vita. Non mancano le informazioni
sui marchi da preferire perché etici od ecologici.
Nella terza parte si osservano gli intrecci
tra i comportamenti personali ed alcuni temi più generali o esperienze
più ampie come: le reti di scambio, le banche del tempo, la cooperazione
allo sviluppo, l'educazione alla pace, le tecnologie appropriate,
l'economia e la cultura.
La quarta parte riporta invece una mappa
per vivere nella propria zona i comportamenti descritti. 500 indirizzi,
regione per regione, per trovare sul territorio i gruppi che si
occupano di consumo critico e di boicottaggio, le botteghe del
commercio equo e solidale, i mercatini per il riutilizzo, le MAG
ed i referenti della Banca Etica, gli organismi che si occupano
di turismo responsabile, i referenti per i bilanci di giustizia,
le banche del tempo e le reti di scambio locale.
Per ogni argomento
trattato si forniscono sia alcune informazioni generali che indicazioni
pratiche per iniziare. Si presentano inoltre le diverse campagne
di opinione sui temi dell'economia secondo giustizia. Gli argomenti
vengono presentati con uno stile leggero e a volte ironico, intervallato
da qualche piccolo racconto o articolo di giornale. Il volume
è edito dalla EMI, ed in vendita nelle librerie e nelle botteghe
del mondo a 9.30 Euro
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Pagina
4 Filosofie
di bottega
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Ecologia
domestica
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La pubblicità
ci fa credere che siamo continuamente insediati da macchie, sudiciume
e batteri contro cui intervenire; ma sapeste quanto fanno male
i detersivi alle bellezze naturali del nostro pianeta……. Le nuove
fibre tessili e l’avvento delle lavatrici ha creato la necessità
di inventare detergenti e saponi diversi con catratteristiche
disinfettanti, lucidanti, ammorbidenti, candeggianti, brillantanti,
tutto questo senza far cenno ai loro costituenti pericolosi per
l’ambiente, l’organismo e gli stessi indumenti. Alla base di qualsiasi
detersivo ci sono i tensioattivi, per la maggior parte derivati
dal petrolio, ed i più pericolosi tra essi sono quelli che degradandosi,
portano alla formazione del benzene. Una delle più grosse mistificazioni
gioca sulla loro biodegradabilità, la legge 136 del 26/04/1983
impone una biodegradabilità del 90%, ma è utile conoscere anche
il tempo che impiega a diventare qualcosa di non tossico: quanto
più è lungo il processo, tanto più si formano metaboliti intermedi
nocivi per fiumi e falde acquifere. Solitamente ai tensioattivi
vengono aggiunti i fosfati. Purtroppo quando i fosfati finiscono
nei fiumi costituiscono un potentissimo fertilizzante per le alghe,
che moltiplicandosi riducono le riserve di ossigeno. In molti
detersivi ci sono anche enzimi, che molto spesso rimangono sui
tessuti dopo il lavaggio, trasferendosi sulla nostra pelle possono
dare vita a funghi della cute e ad irritazioni. Gli ammorbidenti
sono composti da tensioattivi cationici, altamente tossici per
gli organismi acquatici fluviali e marini. E’ stato provato che
i vecchi smacchiatori contenevano sostanze nocive per la nostra
salute, capaci di indurre anche malattie mortali; oggi vengono
messi sul mercato altri solventi clorurati, sicuramente non mortali,
ma decisamente tossici.
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Anche gli
smacchiatori antirugine da tessuto a base di acido fluoridico
sono nocivi, aggredendo oltre la macchia anche il calcio delle
ossa. Tra i tarmicidi troviamo sul mercato: la canfora, una sostanza
cristallina che si ricava dalla distillazione di una pianta giapponese
chiamata Cinnamomum camphora, e può avere effetti nocivi solo
se ingerita, mentre nella naftalina, ricavata per distillazione
del catrame, sono pericolosi anche i vapori che provocano irritazioni
agli occhi e alle vie respiratorie, in alcune persone anche dermatiti.
Ultimo tarmicida è il paradiclorobenzolo, impiegato anche come
deodorante per i WC, questo è un prodotto di sintesi derivato
dal petrolio, tossico se ingerito. Quando usiamo i detersivi igienizzanti
per lavare il pavimento, quasi tutti al cloruro benzalconio, in
realtà uccidiamo una piccola parte di ceppi di batteri, lasciando
in vita numerosi ceppi di virus e funghi che trovano un campo
più libero per proliferare. Tra i prodotti consigliati dalle pubblicità
ci sono anche i disincrostanti, gli anti-incrostanti ed i decalcificanti,
tutti formati da soda caustica. La soda viene venduta sotto forma
di palline che a contatto con l’acqua dello scarico da luogo ad
una potentissima azione esotermica, che provoca schizzi e microesplosioni
molto pericolose per gli occhi e per la pelle. Gli anti-incrostanti
e i disincrostanti sono formati principalmente da acido solforico,
cloridico, fosforico o formico, tutti con pH estremamente bassi,
irritanti per la pelle e per le vie respiratorie se inalati. Esistono
valide alternative ecologiche a questi prodotti; una buona dose
di acqua bollente con aceto o citrato di sodio, può tranquillamente
sostituire questi prodotti chimici molto aggressivi.
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Se all’acqua
calda mischiate alcool oppure un cucchiaio di aceto e sale, o
una mezza tazza di borrace, otterrete un detergente migliore di
qualsiasi blasonato disinfettante. Per un bucato davvero ecologico,
biancheria e indumenti molto sporchi vanno prima immersi in una
soluzione di acqua e borrace; 1 cucchiaio in 4-5 litri d’acqua.
Per evitare l’uso di ammorbidenti, basta sostituirli con uno o
due bicchieri di aceto bianco nell’ultimo risciacquo, mentre i
capi di lana ed i pullover di mohair rimangono morbidi se si aggiungono
tre gocce di glicerina nell’ultimo risciacquo. Le camice scure
di seta diventano lucide se vengono lavate con te nero e alla
fine sciacquate con acqua fredda, invece la biancheria bianca
diventerà candida se si userà metà dose di detersivo e un pacchetto
di lievito. I colli ingialliti possono essere frizionati con gesso
che assorbe i grassi. Non buttate gli avanzi di sapone, potete
farne di nuovo; quando ne avrete una certa quantità metteteli
in una pentola alta, ricopriteli d’acqua e fate bollire. Mescolate
i pezzi fino a che non saranno sciolti, aggiungete un cucchiaio
di bicarbonato di sodio per poi fare freddare il tutto in un recipiente
metallico basso. Se volete ottenere del sapone liquido invece
fatte sciogliere 2 tazze di sapone grattugiato in 4 o 5 litri
di acqua calda. Lasciate bollire a fuoco lento per 10 minuti e
poi fate raffreddare. Per ogni tipo di macchia esiste un prodotto
naturale capace di toglierla. Essendo tante le macchie ed i relativi
rimedi, e non avendo abbastanza spazio in cui scriverli, vi consigliamo
di chiederli alla cara zia o alla vecchia nonna. Per togliere
le incrostazioni di calcare dalla vasca da bagno, nei lavabi e
nelle mattonelle di maiolica basta usare uno straccio intriso
di aceto o di ammoniaca diluita.
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La rubinetteria
sulla quale si deposita il calcare diventa pulita avvolgendola
con un panno precedentemente imbevuto con aceto e limone. Lasciato
agire tutta la notte, la mattina dopo un risciacquo brillerà come
nuovo. Il tubo di scarico si può disincrostare con l’acqua di
cottura delle patate, ed i sanitari del bagno vanno sciacquati
con abbondante acqua fredda, dopo averli puliti con un limone
tagliato a metà; in un baleno spariranno incrostazioni di calcare
e macchie. In cucina l’acqua calda è il miglior detergente, anche
perché non esiste solo lo sporco grasso, ma soprattutto quello
causato da zuccheri, amidi e proteine, che, a differenza dei grassi
sono solubili in acqua. I pavimenti incerati si possono pulire
con il te freddo, così spariscono anche i piccoli graffi. Dai
pavimenti di marmo lo sporco tenace si toglie strofinando energicamente
sulla macchie un sacchetto di tela contenente sale grosso, leggermente
imbevuto, mentre le piccole macchie con la parte interna della
buccia della mela. I vetri usciranno puliti senza aloni ne riflessi
con acqua, ammoniaca e borotalco. Per pulire il forno sporco di
unto, mettete all’interno una pentola con due litri d’acqua nella
quale avete aggiunto ammoniaca e lasciatela per tutta la notte
affinché agisca; il grasso andrà via con una spugna la mattina
dopo. Anche quando fatte le pulizie, ricordatevi ché al di là
dei vostri scarichi c’è sempre un fiume, un mare, un lago che
ha capacità limitate nel raccoglie e assorbire le sostanze che
buttiamo.
Fonte
delle informazioni il libro
“La
nostra casa sana & sicura”
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Non tutti sanno che Pagina 7
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I principi del commercio equo e solidale
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Un prezzo equo, che permetta ai lavoratori e alle loro famiglie di soddisfare i bisogni
essenziali ad un livello di vita dignitoso;
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La piena dignità del lavoro, che vuole dire un ambiente lavorativo sano, senza
discriminazioni e privo di qualsiasi tipo di lavoro minorile;
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La democrazia nel lavoro: i prodotti provengono da comunità, villaggi o cooperative
che garantiscono a tutti i lavoratori la reale partecipazione
alle decisioni;
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Il finanziamento anticipato: Al momento dell’ordine, l’importatore equo e solidale
anticipa fino al 50% del pagamento dovuto, in modo che i lavoratori
non debbano diventare vittime degli usurai, con la certezza di
vendita;
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Il rispetto dell’ambiente: si privilegiano le lavorazioni non inquinanti basate
su metodi naturali e si incentiva l’agricoltura biologica;
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La solidarietà, attraverso progetti complementari a favore di tutta la comunità;
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La trasparenza del prezzo dei prodotti per il consumatore affinché sia pienamente
informato su dove va ogni centesimo di euro che paga.
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Il credito di aiuto
fonte delle informazioni l’opuscolo
“tasche vuote” di Fabio Silva
Quando si parla di debito
estero o internazionale, si intende la somma di denaro che una
nazione ottiene da un’altra nazione, oppure da una banca privata
e/o pubblica o da istituzione internazionale, sulla quale verserà
degli interessi e che si impegna a restituire entro una data prefissata.
Evidentemente, il rapporto generato dal debito estero tocca solo
governi nazionali ed istituzioni finanziarie che operano a livello
globale. Occorre precisare che anche debiti contratti da uno stato
verso privati esportatori, poi si trasformano in debito tra stati.
Per esempio, la Nigeria aveva, alla fine del’97, un debito estero
verso l’Italia di 1.825,5 miliardi di lire, scusate l’uso della
vecchia valuta, ma da una idea più chiara. Occorre aggiungere
che di questi 1825.5, ben 1813.5 riguardavano debiti contratti
dalla Nigeria verso privati esportatori. Il meccanismo per cui
questi debiti sono poi diventati tra nazioni è molto semplice;
l’impresa Rossi, leader in qualche tecnologia, “qualsiasi” tipo
tecnologia, su richiesta del governo nigeriano, esporta il suo
prodotto per 100 lire. Per garantirsi che la fornitura sia pagata,
l’impresa Rossi stipula un contratto d’assicurazione, sulla base
della legge 227 del 1977, che istituì un ente pubblico chiamato
SACE (Sezione Speciale per l’Assicurazione del Credito Estero),
allo scopo di coprire i rischi derivanti dall’attività di esportazione
di merci italiane. La Nigeria, scaduto il termine stabilito dal
contratto, non paga le 100 lire. L’impresa Rossi sarà rimborsata
dalla SACE, diventando a sua volta creditrice di 100 lire nei
confronti della Nigeria. Essendo la SACE un ente pubblico, nei
fatti le 100 lire costituiscono un debito della Nigeria verso
l’Italia. Praticamente la Nigeria è debitrice nei confronti dell’Italia
di una somma per cui ha avuto da guadagnarci solo una ditta privata;
questo tipo di prestito è definito come credito di aiuto.
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8 Cibi dell’altro
mondo
Lo zucchero di canna
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La canna da zucchero fu "addomesticata"
per la prima volta in Nuova Guinea diversi millenni prima di Cristo.
Da lì arrivò poi nelle Filippine, in India e in Indonesia. La
diffusione in Europa avviene intorno al 1100 in contemporanea
con l'espansione araba nel nostro continente. A quel tempo si
ha notizia di coltivazioni di canna da zucchero in Sicilia, a
Cipro, a Malta, in Marocco e Spagna (zona di Granada, dove ancora
oggi esiste l'unica piantagione di canna da zucchero in Europa).
Ma la coltivazione della canna da zucchero richiede molta acqua
e molto lavoro, perciò venne presto spostata nelle colonie, dove
il clima subtropicale e l'abbondanza di manodopera a basso costo
(schiavi) ne agevolò la coltivazione. Lo zucchero di canna comincia
a comparire sulle tavole delle famiglie europee nei primi anni
del 1500. Già nel 1530 lavorano e muoiono nelle piantagioni di
canna di S. Domingo 30.000 schiavi africani. Nel 1650 diventa
una rarità, un bene di lusso pari all'oro nel 1750, e un prodotto
di uso quotidiano e quasi indispensabile a partire dal 1850, Nel
XIX secolo i maggiori produttori di zucchero di canna diventeranno
il Brasile e Cuba. L'uso dello zucchero di canna si sta diffondendo
anche in Europa per le sue proprietà di completezza rispetto a
quello bianco e per l'aroma inconfondibile, che dolcifica senza
essere stucchevole e che si amalgama meglio ai sapori. E' eccezionale
non solo per dolcificare il tè o le bevande estive, ma è anche
un tocco estroso per dolci e torte. E' ottimo inoltre per macedonie
di frutta, per marmellate fatte in casa e per cocktails caraibici.
La produzione dello zucchero di canna prevede una lavorazione
lunga e faticosa, la canna tagliata e raccolta viene pressata
in un mulino. Se ne ottiene così un denso sciroppo che viene messo
a cuocere in grandi marmitte per favorire l'evaporazione dell'acqua
ancora contenuta. Le canne pressate vengono essiccate al sole
ed utilizzate come combustibile per la cottura. Dopo circa quattro
ore lo sciroppo raggiunge la giusta consistenza, viene versato
su grandi tavole dai bordi rialzati e rimescolato
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durante il raffreddamento
per ottenere una cristallizzazione omogenea. I caratteristici
granuli di colore più scuro presenti nello zucchero di canna sono
da considerare segno di qualità. Da 12 tonnellate di canna si
ottiene circa 1 tonnellata di zucchero. Il prodotto finale conserva
gran parte dei sali minerali che invece vengono persi nella produzione
dello zucchero bianco, cristallizzato e raffinato. Il colore scuro
dello zucchero integrale è dovuto alla presenza di melassa ed
alla leggera caramellizzazione che avviene durante la lavorazione.
In realtà anche lo zucchero cristallizzato avrebbe un colore ambrato,
il colore bianco si ottiene infatti trattando industrialmente
lo zucchero con anidride solforosa. Presso la bottega di Sucania
sono in vendita due tipi di zucchero di canna. Lo zucchero Mascobado
arriva dall'isola di Panay nelle Filippine ed è prodotto e confezionato
da 2 cooperative di piccoli gruppi di produttori organizzati:
Pitafa e Kamada. L'attività, iniziata nel 1989 con un solo mulino
per la spremitura, ha permesso di sostenere le microeconomie delle
comunità rurali e delle periferie urbane più povere a sud di Manila,
anche attraverso corsi di formazione e interventi sul territorio
realizzando impianti d'illuminazione elettrica, fonti di approvvigionamento
d'acqua e asfaltatura strade. L'altro progetto è quello in corso
con la cooperativa Copropac, in Ecuador. Da essa arriva in Europa
lo zucchero Dulcita
attraverso Mcch, un'organizzazione di circa 400 cooperative nata
a sud di Quito, con l'obiettivo principale di migliorare i rapporti
di scambio e di commercializzazione. Attualmente Mcch impiega
85 persone e si occupano di acquistare i prodotti alimentari all'ingrosso
pagando immediatamente e rivendendoli a prezzi equi alla propria
rete di spacci in Ecuador e nel circuito del commercio equo e
solidale in Europa, trasformare i prodotti, favorire un turismo
consapevole, attraverso la conoscenza della vita dei contadini
ecuadoriani.
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