L’urlo di Sucania
Numero 4
Marzo/Aprile 2002
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L’editoriale di Sucania
Chi acquista
nella Bottega di Sucania non si può identificare in un preciso
tipo di persona. Tra loro ci potrebbero essere fanatici salutisti
o moralisti. Alcuni non andrebbero mai a manifestare il loro
dissenso in piazza, perché sono convinti che la soluzione stia
nell’esercitare il potere che ha ognuno di noi come consumatore,
altri hanno già partecipato a manifestazioni e sono pronti a
rifarlo. Alcuni sono drogati dell’ottimo cioccolato scuro, altri
trovano da noi gli oggetti tipici del sud del mondo che tanto
amano. Comunque tutti si sono resi conto che è tempo di guardare
il mondo da una prospettiva diversa e di rompere il guscio di
indifferenza che ci rende consumatori inconsapevoli e complici
di crimini verso i lavoratori e i popoli del Sud del mondo,
l'ambiente e la nostra stessa salute, perché un mondo diverso
è possibile. Ognuno di loro ad un certo punto della loro vita
si è chiesto cosa fare, ma soprattutto insieme a chi, dal momento che le cose si possono
cambiare solo se sono tante le persone che compiono gli stessi
gesti, e li hanno trovato noi, che gli diamo l’alternativa a
ciò che loro pensavano fosse scontato nel mercato convenzionale.
Da noi anno trovato i prodotti di qualità con un valore aggiunto
di solidarietà. Le persone che entrano nella Bottega
di Sucania sono persone
che fanno gli acquisti con la testa, come abbiamo scritto di
recente negli scontrini fiscali, parola di Sucania.
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Bottega di Sucania
per la cooperazione internazionale
con i paesi in via di sviluppo
Corso Vittorio Emanuele 181
09123 CAGLIARI
070/654012
www.sucania.it
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Pag 1 L’editoriale
di Sucania Pag 2 Extra
bottega
Pag 3 Iniziative Pag 4 Non tutti sanno
che
Pag 5 Non tutti sanno che
Pag 6 In breve
Pag 7 Filosofie di bottega
Pag 8 Cibi dell’altro mondo
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Pagina
2 Extrabottega
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Datteri
Iracheni contro l’embargo
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Per l’undicesimo anno consecutivo
l’associazione “Un ponte
per Bagdad” ha messo in atto la campagna di disobbedienza
civile "DATTERI CONTRO L'EMBARGO",
a sostegno delle popolazioni civili colpite prima dalla "guerra
del golfo", e poi dalle privazioni derivate dall'embargo,
che causa la morte di 4.500 bambini al mese. I datteri iracheni
contrabbandati dalla associazione
sono stati acquistati direttamente dai contadini della zona
di Abu Al Ghasib, un villaggio a 20 km da Bassora sulla riva
est dello Shatt Al Arab nel sud dell’Iraq e sono stati pagati
circa il 10% in più del prezzo di mercato. Sono
stati trattati con un processo di vaporizzazione e sterilizzazione
e inscatolati in Iraq. Prima dell’importazione un campione è
stato analizzato da un laboratorio italiano per accertarne la
rispondenza alle norme igieniche europee. Sono giunti in Italia
senza dichiararne la provenienza effettiva. Di ciò è stato informato
il Ministero per il Commercio Estero. Scopo della iniziativa
è, infatti, anche provocare una sanzione (pecuniaria perché
la violazione dell’embargo non è un reato ma un illecito amministrativo)
ricorrendo contro la quale potremo sostenere l’illegittimità
della legge sull’embargo. I proventi della vendita torneranno
nella zona d’acquisto come sostegno ai progetti di lavoro delle
donne e dei contadini.
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Già il 21 giugno 2000 la Camera dei deputati, anche per la pressione
delle 30.000 firme della petizione popolare "Rompere l’embargo",
aveva approvato a larga maggioranza una risoluzione che impegnava
il Governo a dissociarsi ufficialmente dall’embargo all’Iraq,riaprire
l’ambasciata a Baghdad,sbloccare i fondi iracheni congelati
nelle banche italiane, organizzare un ponte aereo umanitario
verso l’Iraq, riferire entro tre mesi al parlamento, mentre
Francia, Russia e Giordania avevano rotto unilateralmente l'embargo
aereo. Prima della
guerra del golfo l’Iraq, con oltre 30 milioni di palme coltivate,
era il primo produttore mondiale di datteri, che occupavano
il secondo posto, dopo il petrolio delle sue esportazioni. L’embargo
ha gravemente colpito la coltivazione di datteri e i contadini,
sia per la chiusura dei mercati esteri che per la grave mancanza
di input agricoli. Ctm altromercato con le botteghe del mondo, la Bottega di Sucania compresa, ha sostenuto
l’iniziativa dell’associazione “Un
ponte per Bagdad”, vendendo i datteri contrabbandati in confezioni da
250 e 500 grammi. Per ulteriori informazioni potete visitare
il sito www.unponteper.it .
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Iniziative Pagina
3
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Attac Italia per l'istituzione
della tassa tobin
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Appare evidente
la necessità di riformare l'attuale sistema monetario internazionale
alla luce delle gravi disfunzioni che lo caratterizzano: l'eccessiva
volatilità dei tassi di cambio e i loro persistenti disallineamenti,
il susseguirsi di crisi finanziarie, l'ineguale ridistribuzione
del credito a livello internazionale e la mancanza di coordinamento
tra le politiche economiche dei principali paesi industrializzati.
Una delle cause principali degli squilibri va ricercata negli
enormi flussi internazionali di capitali e nella loro forza
destabilizzante. La pratica di effettuare transazioni finanziarie
a breve termine viene utilizzata molto spesso a scopi speculativi.
Speculazioni di questo tipo hanno un effetto fortemente destabilizzante
per i mercati finanziari tali, a volte, da provocare delle vere
e proprie crisi finanziarie a livello internazionale. Alla luce
di quanto sopra, il 24 gennaio 2002
è partita la campagna di iniziativa popolare promossa da Attac
Italia per l'istituzione della tassa tobin, l'imposta sulle
transazioni valutarie, che prende nome dal suo ideatore
James Tobin, premio Nobel per l'economia nel 1981. Tobin, professore
dell'università di Yale di formazione keynesiana, la propose
infatti per la prima volta nel 1972. Si tratta di un'imposta molto limitata, pari allo 0,05-0,1%,
da applicare a tutte le transazioni valutarie a tutte le operazioni
finalizzate alla conversione di una valuta in un'altra.
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Si trattava secondo
Tobin, "di mettere un granello di sabbia" negli ingranaggi
della crescente finanziarizzazione speculativa dell'economia,
per ridurre i movimenti di capitali a breve termine. Gli obiettivi
della proposta di legge sono molto semplici: introdurre la tassa
Tobin allo 0.02% in Europa
o almeno in Italia; formulare
una legge inattaccabile dal punto di vista legislativo e tecnico;
realizzare gli obiettivi di stabilità finanziaria che la
Tobin permette; promuovere
la tracciabilità delle transazioni sui cambi; creare
un fondo da utilizzare per migliorare le condizioni delle categorie
socioeconomiche più deboli e svantaggiate dei paesi assistiti,
ridurre il debito estero dei paesi a più basso reddito, con
particolare riguardo verso i paesi che abbiano avviato programmi
di riconversione e disinvestimento nel settore degli armamenti
e per incrementare i fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno.
La Tobin Tax, diventata il simbolo di tutti coloro che
vogliono favorire il ritorno del predominio della politica sulla
finanza e sulle multinazionali. Non
esistono ostacoli tecnici o macroeconomici alla tassa Tobin, è una semplice
questione di volontà politica.
Nella nostra città, la raccolta delle firme è curata dal Cagliari
Social Forum, negli orari ed i luoghi che troverete segnati
nel sito www.tassatobin.it, che ovviamente vi consigliamo di visitare.
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Pagina
4 Non
tutti sanno che
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Il Decreto Ministeriale 500
del 6/4/1994
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In attuazione della direttiva
CEE n. 398/89 concernente i prodotti alimentari destinati a
un'alimentazione particolare, in Italia ha fatto seguito il
Decreto Ministeriale del 6 aprile 1994, n. 500 riguardante l'attuazione
delle direttive 91/321/CEE della Commissione e 92/52/CEE del
Consiglio sugli alimenti per lattanti e alimenti di proseguimento.
A dare manforte c’è anche OMS con il Codice Internazionale sulla
Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. Il Decreto
Ministeriale del 6 aprile 1994, n. 500, all’articolo 2 differenzia
gli alimenti per i lattanti
come prodotti alimentari destinati alla particolare alimentazione
dei lattanti nei primi quattro mesi di vita e alimenti per il proseguimento i prodotti
alimentari destinati alla particolare alimentazione dei lattanti
dopo il quarto mesi
di vita. L’art. 5 dispone che gli alimenti per lattanti e gli
alimenti di proseguimento non devono contenere nessuna sostanza
in quantità tale da poter costituire un rischio per la salute.
Continuando a sfogliare la legge, all’articolo 6, regolamenta
l’etichettatura, specificando che nelle confezioni bisogna specificare
se il prodotto all’interno tratta di alimento per i lattanti
o alimento per il proseguimento, che “il
prodotto è idoneo alla particolare alimentazione dei lattanti
….omissis…. quando essi non sono allattati al seno”. Altra
dicitura specifica che le confezioni devono riportare “che
non deve essere utilizzato in sostituzione del latte materno
nei primi quattro mesi di vita”, ed obbliga le case produttrici
di latte formulato di mettere “una
dicitura relativa alla superiorità dell’allattamento al seno”
e “di utilizzare il prodotto soltanto dietro parere di persone qualificate
nel settore della medicina”. L’ultima parte dell’articolo
6 dice a chiare lettere che la scritta nella confezione “non deve fornire informazioni che scoraggino l’allattamento al seno
e fare esplicito riferimento alla dicitura umanizzato maternizzato
o espressioni analoghe”., Noi siamo andati a controllare
le confezioni di latte in polvere di due famose multinazionali
se tali regole dettate dallo Stato vengono rispettate.
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Il tutto è risolto con due
righe riportanti sulla prima confezione “il
latte materno è l’alimento ideale per il lattante. Qualora l’allattamento
al seno non sia possibile o sufficiente, si può ricorrere ad
un latte per lattanti, sentito il parere del pediatra” mentre
l’altra multinazionale, proprio quella multinazionale…. scrive
in maniera più riduttiva “il latte materno è l’alimento ideale per il lattante. Prima di scegliere
il latte formulato è necessario
interpellare il pediatra”. Praticamente tante regole
imposte dallo Stato risolte in due trafili, anzi, la multinazionale
della seconda dicitura si schiera a chiare lettere per lo svezzamento,
dichiarando “tra il 5° e il 6° mese il pediatra consiglia
di incominciare lo svezzamento e di passare gradualmente ad
un latte di proseguimento”. La legge continua vietando ai
produttori di latte formulato la pubblicità nei punti di vendita,
nonché la promozione sotto qualsiasi forma. Il comma 4 prevede
che “i produttori e le persone aventi titolo alla distribuzione degli alimenti
per i lattanti non devono offrire al pubblico, alle donne incinte,
alle madri e ai membri delle famiglie, direttamente o indirettamente
attraverso il sistema sanitario ovvero attraverso gli operatori
sanitari, campioni gratuiti o a basso prezzo altri omaggi”.
L’articolo 8 dispone che “il
materiale informativo …omissis… deve fornire precise informazioni
su: a) benefici e superiorità dell’allattamento al seno; b)
allattamento materno, preparazione all’allattamento al seno
e modalità per assicurarne la continuazione; c) eventuale conseguenze
negative derivanti dall’introduzione dell’allattamento artificiale
parziale; d) difficile reversibilità della decisione di non
allattare al seno; e) corretta utilizzazione degli alimenti
per lattanti”, sarà forse per questo che è difficile trovare
in giro opuscoli informativi sul latte formulato. Per quanto
concerne le forniture gratuite di attrezzature, materiale didattico
o informativo a favore di reparti maternità o di neonatologia,
il comma 4 dello stesso articolo recita che "sono ammesse solo su specifica richiesta
scritta da parte della direzione sanitaria e approvate dal competente
organo dell'unità sanitaria locale.
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Non tutti sanno che Pagina 5
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Dette attrezzature o materiali possono essere contrassegnati con il
nome o ragione sociale o marchio dell’impresa donatrice, ma
non possono contenere, in nessun caso, riferimenti a determinate
marche di alimenti per lattanti”, notate come la legge definisce queste aziende. Per quanto concerne le forniture gratuite
di latte formulato sono regolate dal comma 5 del medesimo articolo
il quale prevede che siano "ammesse
soltanto su richiesta scritta del responsabile sanitario della
istituzione o organizzazione e a condizione che siano destinate
a uso esclusivamente interno in confezioni appositamente predisposte
ed etichettate e limitate ai lattanti alimentati con formule
per lattanti e soltanto per il periodo di degenza".
Questa è la legge che in Italia ci tutela dai comportamenti
scorretti delle multinazionali del latte formulato, ma nelle
nazioni dove non esistono questo tipo di leggi?
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Alcune cifre dello squilibrio nord/sud
L’80% dei prodotti importati
in Europa dai paesi del Sud sono materie prime;
Il 20% della popolazione mondiale
(i ricchi) consuma l’84,2% delle risorse planetarie e produce
l’84,7 del prodotto interno lodo;
1 miliardo e 150 milioni di
esseri umani vivono con meno di 1 dollaro al giorno;
La ricchezza netta dei 10
maggiori miliardari è di 133 miliardi di dollari: più di una
volta e mezza il reddito complessivo di tutti i paesi meno avanzati.
Secondo l’organizzazione che
si occupa dei programmi di sviluppo delle Nazioni Unite, basterebbero
80 miliardi di dollari l’anno per garantire a tutti gli abitanti
del pianeta i servizi fondamentali. Tale cifra corrisponde a
meno dell’1% della ricchezza globale.
Fonte delle informazioni il
periodico “La Mercede” n° 3 alla pagina riservata al consumo
critico
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Il debito
di paesi del sud del mondo
Fonte
delle informazioni: www.kontrokultura.org
Il debito estero è una delle
radici profonde del grande malessere del Sud del mondo. E’ stato
creato negli anni ’50 nel nome di un nuovo imminente sviluppo.
Fino agli anni '70 la crescita nei paesi del Sud del Mondo è
stata positiva, mentre nel periodo 1980-93, che coincide con
la crisi del debito, è diventata negativa. Contrariamente a
quanto si pensa, la spiegazione è da ricercare negli squilibri
macroeconomici dell'economia mondiale verificatisi dopo i due
shock petroliferi del 1973 e del 1979. In quegli anni, l'aumento
clamoroso del prezzo del petrolio ha determinato un impressionante
aumento di liquidità internazionale che doveva riempire in fretta
le casse delle banche occidentali, che hanno dato prestiti ai
paesi in via di sviluppo che, all'epoca, promettevano ancora
di crescere. La politica monetaria dei paesi industrializzati
diventò molto restrittiva, e per evitare tendenze inflazionistiche,
all'inizio degli anni '80 provocò l'aumento del tasso di interesse
mondiale. Dato che la gran parte del prestiti era stata contrattata
a tassi di interesse flessibili, i paesi debitori videro accrescere
i loro debiti in modo vertiginoso. Nel 1996, l'ammontare complessivo
del debito estero accumulato dai Paesi in via di sviluppo raggiunse
2.200 miliardi di dollari. Dieci anni prima era di 1.100 miliardi
di dollari: esattamente la metà. Mentre gli interessi sul debito,
nel 1990, ammontavano a 92 miliardi di dollari, nel 1996 questa
somma superò i 240 miliardi di dollari. Attualmente, per ogni
dollaro di aiuti ricevuti dai paesi ricchi, tre dollari vengono
restituiti dai paesi poveri per il servizio e per il ripagamento
del debito. Solo negli ultimi anni l'opinione pubblica, le istituzioni
finanziarie internazionali e alcuni Governi hanno riconosciuto
che la spirale del debito è insostenibile.
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Filosofie di bottega Pagina 7
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Il riciclaggio
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Ogni mese ognuno di noi ne
produce una quantità pari al proprio peso, che moltiplicato
per la totalità delle persone che vivono su questo mondo diventa
una montagna di materiale da smaltire, sono i rifiuti. Sono
tutto il materiale di scarto che viene buttato ogni giorno,
per non parlare dei residui di lavorazione dei prodotti delle
industrie, che possono essere velenosi. Solitamente l’immondizia
che noi gettiamo viene utilizzata per riempire le discariche
o bruciati negli inceneritori. Se raccogliessimo le confezioni
della spesa fatta in una settimana, avremo davanti a noi una
pila enorme di sacchetti, scatole, vassoi per alimenti. E’ vero
che l’imballaggio mantiene freschi i cibi, ma tutto questo è
proprio necessario? Oltre a produrne di meno, potremmo riciclare
parte dei nostri rifiuti, risparmiando sia energia che materie
prime. Ogni anno in Italia si producono 9 miliardi di buste di plastica che creano gravi danni all'ambiente Le buste di
plastica sono spesso più economiche di quelle di carta, ma non
sono biodegradabili. L'inchiostro utilizzato sui sacchetti in
plastica per scritte e decorazioni contiene cadmio, un metallo
pesante e tossico che si disperde nell'aria quando i sacchetti
vengono inceneriti. Se ogni consumatore italiano utilizzasse
anche una sola busta in meno, potremmo risparmiare milioni di
buste all'anno. Le buste di carta
sono un buon compromesso, ma per ottenere la quantità di carta
necessaria per produrre 700 sacchetti occorre abbattere un albero
di 15-20 anni. La carta comunque è tra i rifiuti più facili
da riciclare, con la raccolta differenziata nel nostro paese
si recuperano circa 100 mila tonnellate di carta all'anno, salvando
molti alberi, ma molti di più se ne potrebbero salvare se usassimo
i sacchetti in tela di juta per la nostra spesa, sicuramente
robusti e riutilizzabili all'infinito. Le lattine possono essere fatte di alluminio, acciaio o acciaio ricoperto
di stagno. L’alluminio e l’acciaio si ricavano da rocce estratte
nelle miniere, che vengono trattate prima con sostanze chimiche
per esser fuse poi a temperature elevatissime. Se si recitasse
un maggior numero di lattine si risparmierebbe energia, si produrrebbero
meno rifiuti e si scaverebbero meno miniere. Le batterie
che usiamo comunemente sono dannose per l'ambiente perché contengono
metalli pesanti nocivi come il mercurio e il cadmio. Ogni
cittadino italiano consuma mediamente 300 grammi di pile all'anno.
In questi 300 grammi è contenuto almeno un grammo di mercurio,
in grado di inquinare 1000 metri cubi di acqua e 200 quintali
di alimenti. Tutti possono contribuire a limitare questo tipo
di inquinamento utilizzando, batterie ricaricabili, e quando
queste non possono essere più ricaricate si possono buttare
negli appositi contenitori per la raccolta delle batterie alcaline
scariche che in questo modo possono essere ricaricate o smaltite
senza creare danni all'ambiente. Nelle case si buttano via circa
cinque barattoli o bottiglie di vetro
alla settimana. Il vetro è un materiale che può essere riciclato
più e più volte, basta trovare la campana per la raccolta differenziati
più vicina a casa vostra. Un rifiuto difficili da trattare è
la plastica. L’unica
riciclabile è quella con il marchio PET; in alcuni paesi vengono
riciclate le bottiglie in PET per fare vasi di fiori e cassette.
Rifiuto, non comunemente ritenuto tale, è l’acqua
buttata che non viene utilizzata, ma parleremo di questo argomento
in un prossimo numero dell’Urlo. Se avete un giardino potete
riutilizzare i rifiuti organici per fare il compost,
basta avere una scatola di legno con una rete in cui sistemare
i vari rifiuti a strati. Una volta colma bisogna mettere uno
strato di terra che va regolarmente bagnato e coperto con un
telo zerbino per mantenere costante il calore. Quando i rifiuti
sono decomposti completamente si possono mescolare con la terra
dell’orto per renderla più fertile.
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Pagina
8 Cibi dell’altro
mondo
Il rooibos
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Nel Sud Africa, tra le montagne
più calde ed aride, cresce l’arbusto dalle cui foglie sottili
si produce il rooibos, un infuso dal gusto pieno e piuttosto
simile a quello del tè che non a quello delle tisane. Il suo
nome deriva dal afrikans, la lingua parlata dai coloni provenienti
dall’Olanda e significa arbusto rosso. Fu Benjamin Ginsberg,
un immigrante russo e pioniere nella zona, che nel 1904 si interessò al rooibos, e provenendo
da una famiglia che era stata nell'industria del tè in Europa
per i secoli, non gli fu difficile introdurre la nuova bevanda sul mercato. Il rooibos si ricava dall’aspalathus linearis,
una pianta che rientra nella famiglia del legumi Per produrlo,
gli indigeni, una volta raccolte le piante in crescita, le tagliavano
a pezzi con le asce, per poi batterle con i martelli. Una volta
lasciate fermentare a mucchi, venivano fatte seccare al sole.
Oggi il rooibos è ancora prodotto più o meno allo stesso modo,
ma per mantenerne un’alta qualità e purezza, viene pastorizzato.
Essendo ricco di vitamina C e di altri minerali essenziali tra
le quali magnesio, calcio, fosforo e ferro, il rooibos costituisce
un elemento fondamentale della dieta alimentare locale. Non
contenendo teina o altre sostanze eccitanti, può essere consumato
in ogni momento del giorno e da chiunque, é
usato come pianta medicinale per i disturbi digestivi.
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Il rooibos distribuito dal
CTM Altromercato, in vendita presso la Bottega di Sucania, fa
parte del progetto “Wupperthal Rooibos Farmer”, che coinvolge
circa 40 piccoli produttori della zona ad ovest di Clanwilliams
(Western Cape), che coltivano, confezionano e commercializzano
questo prodotto tipico. Si tratta di gruppi di agricoltori che
dispongono di poca terra, solo 10 ne possiedono circa 5 ettari
a testa mentre gli altri lo raccolgono nelle coltivazioni messe
a disposizione dalla chiesa. Tutto il processo di coltivazione
e lavorazione del rooibos è effettuato manualmente e nei mesi
estivi, tra gennaio e marzo, quando temperature medie sono tra
i 40 e 45 gradi, assicurando una rapida e corretta fermentazione
ed essiccazione. Se volete sapere qualcosa di più su te e le
altre bevande dal mondo, vi invitiamo alla lettura del libro
“te, infusi e tisane dal mondo”, edito dalla Sonda, in vendita
presso la Bottega di Sucania al prezzo di
8.30 Euro.-
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Ricetta base per la preparazione del Rooibos
Mettere il filtro in ogni
tazza ed aggiungere acqua bollente, senza versarla direttamente
sul filtro. Lasciare in infusione per almeno 6 minuti. Diventa
delizioso se nella tazza si aggiunge una fetta di limone e si
addolcisce con miele, anziché con zucchero.
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